“Oh… il Diavolo”

Ritrovarsi faccia a faccia con un cadavere, per un medico del pronto soccorso, potrebbe essere considerata attività quotidiana, o quasi. Ma quando quel cadavere ruota la testa di centottanta gradi e ti ghigna, per poi provare ad ucciderti, non lo è.

E allora che cos’è?

Questa è la domanda alla quale sto cercando di rispondere ormai da qualche tempo.

Quando in una notte di mezza estate, e mi scuso in anticipo con il Bardo per aver saccheggiato i suoi titoli, ti imbatti in quel famoso cadavere, hai la sensazione, non dico rapida e subitanea – perché è meglio smaltire la scarica adrenalinica prima di trarre bilanci – ma quasi immediata, che la tua vita sia cambiata. O stia per farlo. Irrimediabilmente.

E non sono pazzo, perché con me, all’uscita del pub, alle spalle della chiesa madre di Manduria, c’erano altri. Posso dubitare della mia sanità mentale, ma di quella di un ispettore di polizia? E di quella di un altro paio di persone? Tutte insieme? Forse sì, e sarebbe isteria di massa.

Ma l’isteria di massa (che poi eravamo in quattro, non una massa…) non spiega tutto quello che è successo dopo.

Forse avrò la forza di raccontarlo. O forse non ce l’avrò, ma lo racconterò ugualmente. Per rendere partecipe il mondo di quello che accade a Manduria. Di notte. Quando le anime belle dormono. Ma altri no.

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