Secondo intermezzo

La notte eterna. La sofferenza perpetua. L’Abisso.
Solo parole. Non potevano essere che vuote parole, eppure ciò che aveva studiato, ciò per cui era stato preparato da ragazzo, non era solo un mucchio di parole. Era qualcosa di reale, intangibile certo, ma reale. Reale come la scrivania a cui era seduto, come la penna che tremante teneva in mano. Anche le parole ed i concetti che scriveva erano reali, benché intangibili.
Cosí anche i dèmoni che cercavano di entrare in casa sua erano reali. Li aveva bloccati con un bando, ma sapeva che le sue forze non sarebbero bastate, presto sarebbero entrati ed allora avrebbe pagato tutti gli errori commessi nella sua vita.

Scriveva il suo diario, scriveva perché altri dopo di lui leggessero gli antichi insegnamenti e riuscissero dove lui aveva fallito. Doveva scrivere nonostante i tremori e le febbri, doveva scrivere nonostante le allucinazioni, forse il bando non stava già funzionando, vedeva le lettere muoversi sul foglio bianco, le frasi perdere di senso, la mano senza controllo vergava segni osceni tra una parola e l’altra. Il caldo nella stanza gli faceva girare la testa, forse tutta la stanza girava, ma lui doveva continuare, piú fosse riuscito a scrivere e piú ci sarebbero state possibilità per il futuro. Il futuro. Forse il suo diario sarebbe andato distrutto o forse sarebbe risultato illeggibile, non aveva tempo per riflettere sul futuro. Non aveva piú futuro. Doveva far sí che almeno gli altri lo avessero. Ma era cosí difficile, cosí faticoso, la nausea, le oscenità, le visioni. I dèmoni erano sicuramente entrati, sentiva i loro artigli dilaniargli le carni, devastarli il cervello, distruggergli l’anima. Ad ogni parola che scriveva lui scompariva sempre piú, aveva ormai smesso di scrivere consigli e rituali, stava solo raccontando gli ultimi istanti della sua vita. La vita di un vecchio troppo stanco per tenere una penna in mano.

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3 risposte a “Secondo intermezzo

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