Ronald

Dai diari di Giulio Acquaviva

File Personale: Ronald Kewp

Se fossi un analista, ma anche se mi occupassi a livello amatoriale di psicologia, o quanto meno di interpretazione della personalità, avrei molto materiale per riempire questa piccola appendice documentale.

Purtroppo non lo sono, pertanto mi limiterò a buttare giù due appunti per lasciare alla memoria questa fantastica persona, che, credo inconsapevolmente, ha contribuito a rivoluzionare la mia vita per sempre.

Della questione “cosa diavolo ci fa il figlio di un americano a Maruggio?” devo essermi già occupato. Anzi, questa fatidica domanda è già comparsa per caso tra le mie pagine. Leggo negli occhi di Antonio e di Gregorio che anche loro, volenti o nolenti, quella domanda se la devono essere posta. Per nostra sfortuna,  nessuno di noi conosce ancora la risoluzione a questo quesito. Quello di cui siamo assolutamente certi, o, per evitare di compiere illazioni, di cui io sono assolutamente, mirabilmente, eccezionalmente certo, è che il diavolo (ma se non lui, una non meglio precisata entità oscura), da Maruggio, lo ha trasportato sulla mia strada.

E so bene (perché il vecchio Paolo questo punto lo ha chiarito senz’ombra di dubbio), che tutti gli eventi che ci hanno portati ad essere quello che ora siamo, sono stati scatenati dalla sua nefasta presenza.

Ronald è quello che potrebbe essere definito un catalizzatore. Ciò mi fa sorridere, perché so che avrebbe tante difficoltà nel pronunciare la parola “catalizzatore”, ma sa benissimo cosa sia un catalizzatore. È un chimico, mi piace credere che lo sappia.

La straordinaria capacità di questo ragazzo risiede nel fatto che ha sconvolto, con le sue improbe e sconsiderate azioni precedenti, parecchie vite, eppure non sembra esserne stato minimamente scalfito.

Era, è e resterà sempre, nel profondo, un puro Maruggese (*).

Ho già dovutamente narrato di come, per puro caso, mi sia imbattuto in Ronald, quella sera in cui tutto ebbe inizio, ed anche di come questo bislacco incrocio tra un Ronald Reagan ed un Principe Edoardo di Edimburgo fosse in possesso di un libraccio, una specie di grimoire da quattro soldi all’interno del quale, a suo dire, fossero raccolti chissà quali e quanti misteri.

Ebbene, Ronald è un ragazzo come ne vedo tanti. Uno di quelli che, annoiati dalle serate di provincia sempre uguali a se stesse, decidono di scacciare la noia sfondandosi di droghe, ubriacandosi o facendo sedute spiritiche. Un classico.

I più fortunati di loro prima o poi finiscono in pronto soccorso alle ore più assurde, ovvero proprio nel momento in cui, dopo ore di turno, stai finalmente per smontare ed andartene ad abbracciare Morfeo, quando per gli altri mortali giunge ormai il primo raggio di Aurora. E ti costringono a rinviare il tanto agognato sonno dei giusti. I più fortunati.

Quelli che invece viaggiano inconsapevolmente con un bersaglio addosso (di quelli con la scritta “Oh sfortuna, colpiscimi in pieno!”), assistono ad indicibili atrocità. Spesso, questi, non hanno nemmeno la (s)fortuna di raccontare a qualcuno quello che è successo loro.

Ma lui sì.

L’impavido, l’incommensurabile ed ineffabile anglo-maruggese (sì, perché in realtà pare che suo padre provenga dalla Perfida Alba, al contrario di quanto per mesi lui ci ha lasciato credere), non solo sopravvive, ma riesce anche a trascinare centinaia di altre persone nella merda che ha scatenato.

Che (s)fortuna!

Pare fosse una notte di prima estate, – e mi scuserò con il Bardo, ma le tempistiche del suo semiconterraneo non le ho scelte io, altrimenti avrei ben deciso fosse di mezza – quando, richiamato da alcuni folli amici, il Kewp (pronuncia Chiupp), venisse trascinato in una conventicola di altrettanto bizzarri aspiranti M.me Blavatsky, teosofi gnostici di quelli che acquistano una Oui-Ja dalla Hasbro e la pronunciano O U I G IA. Ma tant’è… questa è la cultura del nostro ilico secolo. Recatosi a cotanta mistica liturgia, dovutamente si sedeva attorno all’altrettanto immancabile tavolo, coi mignoli uniti o che so io, mentre l’officiante incappucciato inanellava imprecazioni in linguaggio babelico, o forse in latino maccheronico, fino al punto che il calice al centro del tavolo emerge un possente borborigmo ed inonda la stanza di fumi, odori, luci abbaglianti, fiamme lambenti eccetera eccetera.

Ronald apre gli occhi e… sono tutti stati inghiottiti tra le fiamme dell’inferno, tranne lui. Nella stanza, oltre a lui, oltre alle bottiglie di malto vuote ed al posacenere pieno di mozziconi di hashish, (deduco), è rimasto solo questo volume.

Lo ruba e scappa via.

Il resto è storia nota: lui che si imbatte in noi al pub la sera della prima apparizione, lui che non vuole dar retta al mio Seth che cerca di salvargli la vita, lui che mi accusa di avere una casa piena di vermi, lui che è la causa dei vermi nella mia casa, lui che apre le porte che non dovrebbe aprire e chiude quelle che dovrebbe tenere aperte, che fa i capricci quando non accettiamo le sue imbecillissime proposte, che si frappone tra uno di noi ed un demone in un balzano impeto di coraggio, che ci aiuta a rialzarci e ci accusa di essere caduti, che spara acqua santa ma non crede nella santità.

Un perfetto e completo Maruggese (*).

(*) Nota dell’Autore: un giorno spiegherò chi sono i Maruggesi anche a coloro i quali vivono fuori dalla nostra zona, promesso.

Annunci

Una risposta a “Ronald

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...